Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
Aggiornamenti in aritmologia
52 convegno cardiologia milano
Associazione Silvia Procopio

Pressione arteriosa: i dati preliminari dello studio SPRINT sono estremamente positivi ma la cautela è d’obbligo


Dati preliminari, forniti dai National Institutes of Health ( NIH ) di Bethesda negli Stati Uniti, riguardanti uno studio clinico che ha valutato gli effetti dell’abbassamento della pressione arteriosa in persone ultra-50enni hanno mostrato che una riduzione dei valori di pressione sistolica a 120 mmHg o meno, rispetto al livello raccomandato dalle lineeguida di 140 mmHg può avere effetti positivi sull’incidenza delle malattie cardiovascolari e sulla mortalità in generale.
Tuttavia i dati sono troppo preliminari per assumere decisioni in merito.

A settembre, i National Institutes of Health avevano annunciato, che a causa dei risultati eccezionali, lo studio SPRINT, il più ampio studio finalizzato a valutare il miglior approccio terapeutico per le persone con alti valori pressori, era stato terminato prematuramente.

Lo studio, che ha arruolato più di 9.000 persone di età superiore ai 50 anni e con alta pressione arteriosa, ha messo a confronto una strategia di trattamento aggressivo con l’obiettivo di mantenere la pressione sistolica inferiore a 120 mmHg con un trattamento convenzionale volto a mantenere la sistolica al di sotto di 140 mmHg, come indicato dalle lineeguida.
I partecipanti presentavano tutti un alto rischio di infarto miocardico, scompenso cardiaco e ictus.

Lo studio SPRINT doveva avere una durata di 8 anni; l’interruzione 2 anni prima del previsto è stata giustificata dagli evidenti benefici dell’approccio antipertensivo aggressivo.

Tuttavia, allo stato attuale le conoscenze riguardanti lo studio SPRINT non sono sufficienti per consigliare cambiamenti nelle pratiche mediche quotidiane.
Dallo studio è emersa una importante riduzione ( 30% ) nella incidenza di infarto miocardico e di ictus e una riduzione ( 25% ) dei decessi, ma c’è necessità di sapere di più sulle sottopopolazioni in cui si sono verificati questi benefici. Quello che è giusto per una persona di 80 anni potrebbe non esserlo per una persona di 50 anni.

Non si conosce, inoltre, l’incidenza e la gravità degli effetti collaterali, e il tasso di abbandoni a causa degli effetti collaterali. ( Xagena2015 )

Fonte: National Institutes of Health ( NIH ), 2015

Cardio2015 Neuro2015 Farma2015


Indietro