Aggiornamenti in aritmologia
52 convegno cardiologia milano
Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
Associazione Silvia Procopio

La ri-programmazione degli ICD può aumentare la sopravvivenza


La riprogrammazione di un defibrillatore cardioverter impiantabile ( ICD ) può prevenire terapie indesiderate e favorire la sopravvivenza.
Rispetto ai controlli dotati di ICD con soglie convenzionali riguardo alla frequenza cardiaca e al periodo di latenza, i due gruppi di trattamento, che rappresentavano differenti algoritmi di programmazione, hanno mostrato una significativa riduzione del 79% e del 76% degli interventi inappropriati.

In un gruppo di trattamento è stata anche osservata una significativa riduzione del 55% della mortalità, mentre l’altro braccio di trattamento ha presentato una non-significativa diminuzione del 46% del rischio di decesso rispetto ai controlli.

Le terapie comprendono la stimolazione antitachicardica ( pacemaker antitachicardico ) e ICD con shock.

Anche se la fibrillazione atriale ha rappresentato circa il 20% delle aritmie che hanno generato le prime terapie inappropriate, la tachicardia sopraventricolare ha dominato l'evento scatenante con circa il 75%.

Inoltre, è stata riscontrata una significativa riduzione del 50% di uno shock appropriato in entrambi i bracci di trattamento, e una riduzione altamente significativa del 75% di qualsiasi terapia antitachicardica inappropriata.

Riguardo alla riduzione della mortalità è stato ipotizzato che alla base ci potrebbe essere la diminuzione degli shock erogati. L'energia di shock totale fornita ai pazienti con la programmazione tradizionale è stata di circa 3600 joule, valore che è stato dimezzato nei due bracci di trattamento.
Forse, anche, la riduzione dominante della terapia antitachicardica potrebbe essere associata a un vantaggio di sopravvivenza.
Tuttavia ad oggi non ci sono dati sufficienti per trarre una conclusione definitiva.

L'ipotesi alla base dello studio è che un ICD a doppia camera o un dispositivo di terapia di resincronizzazione cardiaca con defibrillatore ( CRT-D ) può essere impostato con un cut-off di frequenza cardiaca più elevato ( maggiore o uguale a 200 bpm versus cut-off tradizionale maggiore o uguale a 170 bpm ).
Inoltre, questi dispositivi possono essere programmati per avere un tempo di latenza prima di iniziare la terapia di 60 secondi anziché di 2.5 secondi.

Lo studio ha riguardato 1.500 pazienti, assegnati in modo casuale a 3 bracci: controllo, più alta frequenza cardiaca di soglia, e più tempo di latenza.

Un endpoint primario era rappresentato dal primo episodio di terapia inappropriata, confrontando ciascun braccio di trattamento con i controlli.
Gli endpoint secondari erano i tassi di mortalità per qualsiasi causa e di sincope.

Il periodo medio osservazionale è stato di 1.4 anni.

L'età media dei pazienti era di 63 anni, due terzi erano di sesso maschile, il 54% erano ischemici, e la frazione di eiezione media era del 26%.

I pazienti nei bracci di trattamento hanno presentato un numero significativamente inferiore di primi shock inappropriati.
Il 20% dei 514 pazienti nel gruppo controllo è andato incontro a primo shock inappropriato, rispetto al 4% e al 5% nei due gruppi di trattamento.

Quando il gruppo controllo è stato confrontato con il gruppo con la più elevata soglia di frequenza cardiaca, è emerso che la strategia ad alta frequenza ha prodotto una riduzione del 79% della prima terapia inappropriata ( P inferiore a 0.001 ).

Il confronto tra gruppo controllo e strategia a lunga latenza ha comportato una diminuzione del 76% del rischio di terapia inappropriata ( P inferiore a 0.001 ).

Per quanto riguarda la mortalità, la strategia ad alta frequenza, versus la programmazione tradizionale, ha ridotto in modo significativo il rischio ( hazard ratio, HR=0.45, p=0.01 ), mentre il gruppo con maggior periodo di latenza non ha raggiunto la significatività, rispetto al braccio convenzionale ( HR=0.56, p=0.06 ).

Non è stata osservata alcuna differenza tra i tre bracci riguardo agli episodi sincopali. ( Xagena2012 )

Fonte: American Heart Association ( AHA ) Meeting, 2012


Cardio2012



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